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giovedì, 23 novembre 2006

GHERARDO BORTOLOTTI
TRACCE (49-95)
 
 
     49.      guardando la televisione, mentre l’attenzione raggiunge livelli più profondi.
     50.      implicati in schemi culturali di basso livello, in modalità di fruizione a breve termine e ad alto ritorno iconico.
     51.      relazioni familiari, ricordi di amori passati, smarriti nelle articolazioni di immensi apparati di produzione e distribuzione.
     52.      grevi allusioni allo status di merce.
     53.      le tue stanze, diorami di civiltà passate.
     54.      nati per essere felici, per godere senza fatica dei frutti della produzione industriale.
     55.      dispersi nei parcheggi dei centri commerciali, lungo le tangenziali in attesa di progredire.
     56.      certissimi dell’ostilità delle cose, delle auto per strada, delle pozze di birra e dei cocci di vetro in metropolitana.
     57.      finanziato dalle tue idee ingenue sulla produzione.
     58.      alcuni prodotti con etichette come: “evitare la manipolazione e la participazione simbolica”.
     59.      avvisaglie di un’imminente disperazione.
     60.      puntare sul proprio abbigliamento come su un momento della verità.
     61.      formulare un’opinione, mettendo in moto ampi settori di sbagli.
     62.      specializzandosi in una cittadinanza basata sull’acquisto e sull’espressione di opinioni circa la programmazione televisiva.
     63.      nel modo capitalistico di produzione, dove chiunque vince e prende un premio.
     64.      culture espresse sotto forma di accessori d’abbigliamento, di particolari motivazioni per azioni crudeli.
     65.      tentativi di affermare, esigere, dimostrare qualcosa in stato di inconscienza.
     66.      ai margini di uno sterminato processo di produzione.
     67.      livelli della nostra cittadinanza a noi ignoti, usurpati da tempo dal mercato dei servizi e dai network televisivi.
     68.      fieri alleati dell’industria del divertimento.
     69.      ricordi di lontane serate davanti al televisore, in cui eri felice e le immagini scorrevano senza sosta, illuminandoti il viso ed i petto di significati impliciti, di metonimie e schemi ideologici.
     70.      locali arredati per farti sentire più ricco.
     71.      tutta una regione della mia coscienza persa nel frangente di una conversazione, staccatasi mentre la televisione trasmette lo spot di un’automobile.
     72.      vaste strutture sintattiche di slogan pubblicitari che solcano i cieli della mia distrazione.
     73.      la realtà, i suoi operatori autorizzati.
     74.      territori sociali svuotati dalla migrazione verso regioni di significati più facili, meno dolorosi.
     75.      sperare nel sonno, nelle ore della notte.
     76.      diventare molto ricco, accedere ad un nuovo ordine cognitivo.
     77.      parti estese della mia coscienza, che pensano ad altro.
     78.      vivendo in un mondo sottilmente diversi da quello in cui si realizzano i tuoi progressi.
     79.      particolari di stanze immaginarie, scorci di appartamenti visti in televisione, che riaffiorano alla memoria nel corso della giornata.
     80.      livelli di autorità disposti sugli scaffali delle librerie.
     81.      in preda al consumo e ad un’occupazione ben retribuita.
     82.      lente mosse verso niente.
     83.      speranza e miglioramento economico.
     84.      successivi cicli educativi, letture personali, agenzie d’informazione diverse che cercano di avvicinarmi alla realtà, di aprirmi gli occhi, di addestrarmi ai modi di esistenza di oggetti metafisici controversi: la relazione causa-effetto, il mercato, la storia universale.
     85.      lungo le strade, con macchine parcheggiate e giovani senza impiego.
     86.      proprietà transitiva della colpa e dello sfruttamento.
     87.      diverse visioni delle cose, alcune derivate da recenti campagne pubblicitarie.
     88.      un successo determinante nella tua carriera di consumatore.
     89.      ricchi in significati e prospettive per il futuro.
     90.      attraversando i quartieri periferici, trovando ai semafori, nei parcheggi, vicino alle pizzerie, i resti del passaggio di qualche potenza ctonia, di qualche divinità dai moventi oscuri.
     91.      senza morali da trarre, guardiamo il telegiornale, affascinati dalle immagini in movimento.
     92.      evergreen concettuali, standard di pensiero buoni per ogni occasione, come “è colpa loro”, “se fossi libero di fare quello che voglio”, “non meritavo di soffrire”.
     93.      sopravvivere agli ostacoli che crea l’accumulazione.
     94.      ossessionati da vecchi programmi televisivi.
     95.      l’illusione della gratuità, della merce in promozione.
 
Gherardo Bortolotti ha pubblicato testi e traduzioni in rete (su http://www.wordforword.info, www.cepollaro.splinder.it, www.nazioneindiana.com, www.lietocolle.it/ulisse, www.absolutepoetry.org) e sulle riviste qui. appunti dal presente, il segnale, sud, poesia e bombay gin. Per la Biagio Cepollaro e-dizioni ha pubblicato l'e-book canopo. E’ curatore, con Michele Zaffarano, della collana chapbooks per le edizioni arcipelago. E’ uno dei redattori/fondatori del blog collettivo gammm.blogsome.com. tiene blog in italiano (canopo.splinder.com e bgmole.blogsome.com) ed in inglese (www.lowleveltechniques.blogspot.com e howtowrite.blogsome.com).

Postato da: Massimo73 a 14:22 | link | commenti (27) |
gherardo bortolotti


Commenti
#1   23 Novembre 2006 - 14:24
 
Ringrazio Gherardo per aver risposto al mio invito con l'invio di queste tracce. Invito come sempre tutti alla lettura e alla partecipazione.
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente Massimo73

#2   23 Novembre 2006 - 14:35
 
ci sento la feconda empatia con i lavori di Alessandro Broggi. Vie opposte alle mie, ma da praticare: sorta di linee che evidenziano le foglie morte del vivere occidentale, la vita depotenziata proprio là dove la civilizzazione vorrebbe la vittoria dell'utile sul bello.

gugl
utente anonimo

#3   23 Novembre 2006 - 15:40
 
segni di un tardo capitalismo occidentale schiacciato dalle immagini di un consumismo ipocrita e perbenista. Un manifesto-elenco delle brutture del nostro inizio millennio. Marco
utente anonimo

#4   23 Novembre 2006 - 17:47
 
"nati per essere felici, per godere senza fatica dei frutti della produzione industriale." Mi sembra che questi testi possano collegarsi al breve saggio di Italo Testa apparso qui su Liberinversi. Un tema che credo attraversi l'insieme di questi testi e' la descrizione dei "bagliori" di una coscienza sottoposta al costante bombardamento di stimoli eterogenei e di conseguenza costretta ad operare
una continua attivita' di smistamento sciolto dalla intellezione, che diventa in qualche modo "seconda natura". Vorrei chiedere all'autore se si ritrova nell'osservazione di questo collegamento.

Alessandra Palmigiano
utente anonimo

#5   24 Novembre 2006 - 08:45
 

inizio ringraziando liberinversi per l'ospitalità e massimo per l'invito.

@gugl
sì, in qualche modo c'è più di un'affinità tra il mio lavoro e quello di alessandro. e sicuramente troviamo nella percezione del depotenziamento della vita (o nella sua spettacolarizzazione, per riprendere debord) un tema chiave.

@alessandra
mi convince molto l'idea di una "seconda natura", di una condizione di opacità tale dei nostri stessi prodotti (sia concettuali, sia "industriali") e di una loro tale proliferazione e metastasi che ci costringe ad una continua reazione, ad una continua allerta.
utente anonimo

#6   24 Novembre 2006 - 09:27
 
li ho letti e anche io ho avito la sensazione netta di una affinità col lavoro di Alessandro Broggi. E poi scopro che Stefano mi ha preceduto nel commento.

Vi siete mai confrontati?
fabiano
utente anonimo

#7   24 Novembre 2006 - 13:16
 
ma in effetti con alessandro collaboro nella redazione di http://gammm.blogsome.com (insieme a marco giovenale, massimo sannelli e michele zaffarano). quindi c'è molto più che confronto: anche se tra me e lui ci sono ovviamente delle differenze in quanto a esigenze, strumenti, etc., condividiamo proprio una serie di assunti di base. come, d'altra parte, anche con gli altri gammmiani: ricerche diverse ma a partire da alcune "intuizioni" comuni.
utente anonimo

#8   24 Novembre 2006 - 16:28
 
I testi di gher sono un'antidoto potente alla solita lirica. io mi ripiglio quando leggo queste cose, mi si risveglia il cervello. uno sguardo a quello che è successo all'estero (usa, ad es.) negli ultimi 20 anni è indispensabile per cogliere alcuni suoi riferimenti (language poetry su tutti).

Ieri l'ho sentito leggere alcuni testi alla casa della poesia. nonostante siano testi per niente "performativi", vi garantisco che anche letti ad alta voce funzionano e colpiscono. e lo stesso discorso vale per michele zaffarano. un saluto e come sempre grazie a massimo per la proposta.

A.Padua (dal treno milano-roma, all'altezza di piacenza)
utente anonimo

#9   24 Novembre 2006 - 17:00
 
ciao Fabiano, ti sei svegliato tardi stamattina? :-)

grazie Gherardo per la risposta. Ti faccio un'altra domanda (grussolana): che ne pensi della lirica oggi? la escludi tout court?

gugl
utente anonimo

#10   24 Novembre 2006 - 17:07
 
Eccomi: un saluto agli intervenuti, oltre che all'autore, a Stefano, a Marco, ad Alessandra, a Fabiano e ad Adriano.

Condivido quello che scrive Adriano all'#8: non posso però fare a meno di notare che sì, si tratterà di testi poco performativi e modulari, eppure mi colpisce come siano l'indeterminazione e la sorpresa gli elementi con i quali la poesia, l'inversione, diciamo "il colpo secco" del testo che si scosta da un discorso più piano con il quale ha "convinto" il lettore a non aspettarsi scherzi, la poesia quindi emerge da sotto. Language poetry, senz'altro, ma, Gherardo, vuoi annotare qualche appunto sui tuoi riferimenti principali, sulla ricerca e sulle sue basi ?
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente Massimo73

#11   24 Novembre 2006 - 17:08
 
Ah ecco: Stefano ha buttato sul piatto una domanda interessante, tanto più interessante quando rivolta a chi lavora nella direzione di Gherardo.
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente Massimo73

#12   24 Novembre 2006 - 19:25
 
beh, non c'è che dire... proprio due super-domande, di quelle che richiedono un bel po' di tempo e di pagine per rispondere! cerco di essere contenuto - anzi, nel caso, scusate lo schematismo.

parto dal discorso generale, sui miei riferimenti, etc.. e dico che lavorare sulle microprose non è stata tanto una scelta fatta a tavolino, come si dice, cioè a fronte di alcune conquiste concettuali e teoriche ottenute leggendo altri autori, lavorando sui loro testi, studiando, etc.. è stata una specie di extrema ratio per mantenere un'attività scrittoria "sensata" a fronte di un disfarsi del mio tempo, di fronte ad una balcanizzazione delle mia giornate, per usare un'immagine un po' forte, causata dal tempo del lavoro, dai mille impegni, dalla decostruzione delle proprie giornate che credo sia esperienza comune. in qualche modo scrivere così (per appunti, con immagini estemporanee, su temi "privati" in chiave "politica") mi permette/va di continuare ad mantenere una relazioni positiva con l'esperienza della mia giornata e non di scrivere per presuppore qualche cosa di cui non avevo esperienza: una realtà continua e coerente, un tempo univoco, etc.. una specie di necessità madre delle invenzioni ;-)
chiaramente ero già predisposto a muovermi in questa direzione avendo alle spalle alcune letture piuttosto che altre. qui potrei fare un lungo elenco (anche piuttosto disordinato): dal calvino delle città al dick di valis, dal burroughs del pasto nudo al balestrini di tristano o della signorina richmond, ad amelia rosselli, al sanguineti del capriccio e del gioco dell'oca, al ballard della mostra delle atrocità, etc.. io mi dichiaro sempre calvinista (sic!) sfegatato, anche se quasi niente, suppongo, si può leggere di calvino nei miei testi. lo ribadisco qua per dire che, per quanto continui a bazzicare coi poeti (che son gente strana forte ;-) "nasco" e mi sento prosatore solo che, tranne rare eccezioni (e qui ricordo gigliozzi), risulta difficile ragionare con gli scrittori su testo discontinuo, decostruzione del narratore/io lirico, antirealismo.
adriano cmq ha ragione a citare la scena usa e la language poetry (con un minimo di autoreferenzialità rimando, chi non ne sa ancora niente, ad una traduzione di charles benrstein che abbiamo pubblicato su gammm - bernstein peraltro già apparso a suo tempo su baldus). alla langpo, come viene anche chiamata, potrei aggiungere flarf (una specie di gruppo/scuola/pratica) ed il cosiddetto googleism, ovvero le interrogazioni dei motori di ricerca pilotate ed editate. io non lavoro quasi mai così, ma l'idea di fondo del testo come assemblaggio (come installazione, come diciamo tra noi gammmiani) la ritrovo. i vari riferimenti usa, tuttavia, a cui aggiungo ancora david markson, grandissimo scrittore mai arrivato in italia, se non per le brevissime traduzioni di damiano abeni, sono stati più una conferma che un punto di partenza, che continuo a riportare proprio all'esperienza, all'esigenza, all'istanza personale.

per il discorso sulla lirica cercherò di essere più stringato, perché ho già visto che mi sto facendo prendere la mano. se per lirica si intende la pratica della letteratura, della poesia nella fattispecie, come esercizio e proprietà di uno spazio autonomo, di un luogo privilegiato di verità e di rappresentazione delle cose, chiaramente lo ritengo possibile come progetto (dato che tantissimi autori lavorano a partire da questi presupposti) ma non ne vedo davvero la fondatezza. se qualcosa ci ha insegnato il '900 è proprio l'errore di fondo del credere di potere dire le cose in termini neutri, del credere alla possibilità di avere un punto di vista separato da cui dire cosa è e cosa non è, senza che il fatto che lo diciamo, e il come lo diciamo, abbia effetti di distorsione radicali.

concludo ringraziando i miei interlocutori: apprezzo tantissimo liberinversi per il tono di apertura e di pacatezza secondo cui si svolgono le presentazioni dei testi ed i vari interventi. è bello averne un'ulteriore conferma.
utente anonimo

#13   25 Novembre 2006 - 04:08
 
Tutto questo e' karascio', molto karamasho'.
Forse cosi' salverete questa cosa inutile che e' la poesia (la po e po e popo' e sia).
Grazie di cuor.
alice (t insanire), amica di alfonso.
utente anonimo

#14   25 Novembre 2006 - 07:56
 
mi pare che con queste considerazioni tu abbia ben definito le ragioni della "scelta" antilirica: "in qualche modo scrivere così (per appunti, con immagini estemporanee, su temi "privati" in chiave "politica") mi permette/va di continuare ad mantenere una relazioni positiva con l'esperienza della mia giornata e non di scrivere per presuppore qualche cosa di cui non avevo esperienza: una realtà continua e coerente, un tempo univoco, etc.. una specie di necessità madre delle invenzioni ;-)"

ciao
gugl
utente anonimo

#15   25 Novembre 2006 - 12:05
 
E' da un'ora che tento di scrivere, ma "la piattaforma" è sempre "in manutenzone". Gherardo, ti sei fatto prendere la mano, ma a ragione, essendo la risposta molto articolata e interessante. Intanto di Calvino, certo, forse non si ritovano i temi, tuttavia la stessa componente combinatoria di questa scrittura modulare e frammentaria è abbstanza vicina, sento, alla concezione letteraria del Calvino, appunto, combinatorio, vicino all'Oulipo. In ogni caso è perfettamente comprensibile, oltre che condivisibile, il discorso sulla decostruzione del tempo, delle giornate. Aggiungo poi che i riferimenti al Googleism e all'"installazione" speigano bene le tendenze e le direzioni del tuo lavoro (che come sai sono, in certo qual modo, da me condivise).

Quanto alla lirica: scrivi come definzione della stessa, la possibilità di avere un punto (non necessariamente di vista) dal quale sia possibile scrivere rappresentando: un punto di vista separato da cui dire cosa è e cosa non é. Ecco, questo separato è per me questione di ulteriore rovello: ma non è possibile una lirica che abbia come "motore", generatore, non più l'io separato e pretenziosamente non influenzato dal processo di epressione/comunicazione, ma la dinamica della consapevolezza dei meccanismi dell'esperienza e della coscienza ? Forse il tutto riguarda solo la definizione di lirica, cosa che abbiamo visto risulta spesso fuggevole.
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente Massimo73

#16   25 Novembre 2006 - 18:20
 
può cantare l'universo, il disseminato, ciò che non ha un centro stabile? io credo di sì. sarà un canto corale o delle zone in ombra dell'identità.

gugl
utente anonimo

#17   25 Novembre 2006 - 20:08
 
Caro Gherardo,la forma della proposizione atomica e' secondo me molto convincente quando si vuole parcellizzare un discorso che altrimenti diventerebbe difficilmente digeribile. Ci vedo una certa compostezza di visione ed indignazione nei tuio versi. La polemica con la lirica non mi puo' che trovar d'accordo se non altro perche' l'atteggiamento antilirico, nonostante vari sbandieramenti e manifesti, rimane minoritario - e non mi riferisco soltanto alla situazione italiana. Ciao Massimo :-}
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#18   26 Novembre 2006 - 00:32
 
molti sono gli elementi messi in campo da queste riflessioni di Gherardo. e mi sembra che implicitamente E esplicitamente rispondano anche ad alcune delle questioni sollevate da L.C. nei commenti al post sulla lettura del 23 novembre, inserito in nazione indiana.



un saluto a tutti da

Marco
utente anonimo

#19   26 Novembre 2006 - 12:07
 
la questione della lirica è in effetti, forse, anche un problema di termini. quando parlo di lirica cmq intendo, ancor più che un genere, una modalità di strutturare il testo attorno ad un io lirico, appunto, che raduna i termini di una particolare esperienza (di senso delle cose), in modo che il lettore la duplichi per mezzo della lettura. questa modalità implementa una serie di relazioni con il lettore e con il mondo: il narratore, l'io lirico cosiddetto, si dichiara, implicitamente o esplicitamente, in una posizione privilegiata rispetto sia all'uno che all'altro. al lettore dice la verità e dal mondo la prende. in questo senso, allora, non si darebbe proprio lirica senza l'io.
cmq, per quel che mi riguarda, non è una mera questione di rifiuto dell'io. come si può vedere benissimo dai miei testi, non esito ad usare il pronome di prima personale singolare, né dallo sviluppare spunti autobiografici, etc. in effetti la questione, che implica anche il ripensamento della lirica e della letteratura come luogo completamente altro, è proprio che cerco di non strutturare i testi come narrazione sul mondo o su me stesso, ma come elemento del contesto, oggetto tra gli oggetti. chiaramente c'è sempre la forza del simbolico, del romanzesco ma questa non diventa una copertura di rapporti che credo non sostenibili e, da me, sicuramente, non costruibili.
utente anonimo

#20   26 Novembre 2006 - 12:43
 
Gherardo mi permetto di segnalarti un mio post su erodiade - Ancora sul dissenso- che tratta appunto dell'ossessione lirica che per me trova il suo linguaggio simbolico nel romantismo e limita in maniera asfissiante l'idea di poesia..
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente lucapaci

#21   26 Novembre 2006 - 13:17
 
Un saluto a Luca e a Marco (Giovenale). Senz'altro la risposta di Stefano al #16 si inquadra in qualche modo con quella di Gherardo al #19. Non è un problema di io: presente o assente, la lirica si configura come letteratura dell'io oltre la sua connotazione simbolica. Il fatto di costruire testi avulsi da una narrazione con un centro si inserisce nel contesto della ricerca modulare, della poetica della letteratura che tratta oggetti in quanto entità logico-esperienziali. Senza trascurarne l'umanità.
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#22   26 Novembre 2006 - 15:37
 
Una considerazione un po' marginale, o forse no.

Vi auguro di assistere a una lettura di Gherardo, un'esperienza che rende il senso più profondo della sua (importante) linea di ricerca. A contatto con una "voce" che cerca di resistere al processo di frammentazione in atto, alle derive e alle logiche della "merce" che tutto consuma e ingloba, i detriti amorfi nei quali siamo immersi iniziano a ruotare a una velocità incredibile, e nel moto, come una sorta di liberazione che urla dalle radici, restituiscono bagliori di senso da preservare. Con uno stupendo effetto catartico che restituisce all'io che parla/ascolta una centralità di sguardo-ovunque, fuori da ogni logica di verità precostituita e da ogni sovraesposizione o effusione fine a se stessa.

Credo che l'esperienza di GAMMM, che non annulla ma esalta la singolarità dei percorsi di ricerca dei poeti che la animano, sia da seguire con grande attenzione.

Un saluto a tutti, in particolare a Gherardo e a Marco.

fm
utente anonimo

#23   26 Novembre 2006 - 18:00
 
E un saluto anche a te, Francesco. Grazie per questa considerazione.

Tempo per ringraziare anche Gherardo per la partecipazione e la presenza e tutti gli intervenuti, oltre a chi ha letto senza scrivere.

Tra poco, nuovo post.
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#24   26 Novembre 2006 - 18:23
 
caspita. faccio allora appena in tempo a ringraziare di nuovo massimo e salutare tutti!
un saluto particolare a marco, adriano ed a francesco (a proposito: grazie! è stato un piacere conoscerti)
utente anonimo

#25   26 Novembre 2006 - 18:46
 
un ciao e un abbraccio anche a te, Francesco. e ai lettori/postanti/coautori del blog. come dice Gherardo, è sempre un piacere seguire il dialogo - misurato e ricco di spunti - che si svolge su liberinversi. grazie a Massimo!



Marco
utente anonimo

#26   26 Novembre 2006 - 19:31
 
E grazie a tutti voi per il contributo, senza il quale non ci sarebbe alcuna discussione. A rileggerci presto.
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#27   30 Novembre 2006 - 11:12
 
Mi sembra una ricerca interesante, e molto, quella qui proposta dall'autore.

Continuo a seguirvi con grande interesse,e con un certo dispendio di tempo ormai. A dire il vero, più sui testi che circa le discussioni. Ma questo è un mio limite, o meglio, una mia preferenza.

E non toglie nulla al vostro progetto, il mio piccolo feedback.

Ciao a tutti.

s.
utente anonimo

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